
Quel signore che raccontava di cavoli, rape e tutte quelle radici che si nascondevano al di sotto di quelle lunghe e prosperose foglie verdi venivano date come pasto agli animali, finchè un bel giorno qualcuno di più coraggioso -sono quasi convinta sia stato un bambino- l'ha portato in cucina.
E allora mi immagino in piena campagna, in uno di quei casali semplici e bellissimi, gente che porta in tavola fiaschi di vino rosso e fette di pane casareccio; in una di quelle cucine grandi, decorate da mobili in legno e barattoli di marmellata tra gli scaffali. Bolle la zuppa di cavolo in quella profonda pentola laccata di rosso, c'è il profumo dell'arrosto con le patate, c'è una luce soffusa che attraversa la finestra della cucina, il cane all'angolo della stanza che osserva.
